OTTO X MILLE

SE NON VOLETE DARE I SOLDI ALLA CHIESA CATTOLICA ITALIANA, 

DOVETE NECESSARIAMENTE ESPRIMERE UNA PREFERENZA DIVERSA

SE NON LO FATE, I SOLDI USCIRANNO DALLA VOSTRA PORTA ED ENTRERANNO DIRETTAMENTE IN VATICANO.

MI SPIEGO: TUTTE LE DICHIARAZIONI CHE NON RECANO ALCUNA SCELTA, (NON RISULTA ESPRESSA ALCUNA PREFERENZA), I SOLDI NON ASSEGNATI VERRANNO DISTRIBUITI IN BASE ALLA PERCENTUALE RAGGIUNTA DALLE SINGOLE CONFESSIONI.

QUINDI LA CHIESA CATTOLICA ITALIANA (GENERALE DI CORPO D'ARMATA IN PENSIONE, EMINENZA BAGNASCO, OVVERO IL VICARIO DEL VICARIO DEL VICARIO) BENEFICERANNO PER 87,25 % ANCHE DEI SOLDI A LORO NON ASSEGNATI.

    

RICORDATE LA CANZONE DEL "CONGEDANTE" AL MILITARE:

Figlia ti voglio dare, in sposa al generale (ripetere 3 volte)
o mamma si o mamma no un generale lo voglio NO!
Perché? Perché?
Al generale trombare gli fa male (ripetere 3 volte).
o mamma sì o mamma no il generale lo voglio NO!

...................

(continua fino al congedante il quale, chiaramente, sarà il favorito....)

 

ACCAPARRAMENTO DELL'8 X 1000.

87,25%

Chiesa Cattolica

10,28%

Stato

1,27%

Valdesi

0,42%

Comunità Ebraiche

0,31%

Luterani

0,27%

Avventisti del settimo giorno

0,20%

Assemblee di Dio in Italia

Scarica il documento WORD da trasmettere al commercialista:

 

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COSA SIGNIFICA “OTTO PER MILLE”?

Con il Concordato del 1929 lo stato italiano si impegnò a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico, con il meccanismo della congrua. Ritenendolo datato, nell’ambito delle trattative per il “nuovo” Concordato si decise un nuovo meccanismo di finanziamento alla Chiesa cattolica, solo in apparenza più democratico e trasparente in quanto allargato alle altre religioni: lo stato decideva di devolvere l’8 per mille dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (per scopi religiosi o caritativi) o alle altre confessioni o allo stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi.

IL TESTO DELLA LEGGE

L’otto per mille è normato dalla legge 222/85.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO?

Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.

In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.

Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse.

Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che NON fa la chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore.

ECCO PERCHÉ È IMPORTANTE COMPILARE QUESTA SEZIONE DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI.

Qualora il contribuente non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione, può comunque effettuare ugualmente la scelta della destinazione dell’8 per mille consegnando il CUD in una busta chiusa agli enti preposti alla raccolta (poste, banche etc…).

LA DISTRIBUZIONE DEL GETTITO

Il Ministero delle Finanze, già restio a fornire statistiche in merito (comunica i dati alle sole confessioni religiose, che ne danno notizia con estrema riluttanza), è peraltro estremamente lento nel diffondere i dati. Le ultime comunicazioni ufficiali e definitive si riferiscono incredibilmente alle dichiarazioni dei redditi del 2001 (redditi 2000).

Questa la distribuzione:

87,25%

Chiesa Cattolica

10,28%

Stato

1,27%

Valdesi

0,42%

Comunità Ebraiche

0,31%

Luterani

0,27%

Avventisti del settimo giorno

0,20%

Assemblee di Dio in Italia

Va notato che, in tale occasione, su oltre trenta milioni di contribuenti solamente il 39,62% ha espresso un’opzione, solo il 34,56% della popolazione, quindi, ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica. Per dare un’idea dell’enormità della cifra corrisposta grazie a questo meccanismo, la Conferenza Episcopale ha disposto nel 2004 di contributi per 936,5 milioni di Euro.

COME VENGONO SPESI QUESTI SOLDI?

Nato come meccanismo per garantire il sostentamento del clero, tale voce è diventata, percentualmente, sempre meno rilevante (il 34,1% del totale). Parrebbe infatti che la Chiesa cattolica prediliga destinare i fondi ricevuti dallo Stato alle cosiddette “esigenze di culto” (47,2%): finanziamenti alla catechesi, ai tribunali ecclesiastici, e alla costruzione di nuove chiese, manutenzione dei propri immobili e gestione del proprio patrimonio. Ovvio che non vedremo mai alcuno spot su queste tematiche: ai tanto strombazzati aiuti al terzo mondo, cui è dedicata quasi tutta la pubblicità cattolica, va guarda caso solo l’8% del gettito. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito http://www.sovvenire.it/.

 

ALTRI CONTRIBUTI STATALI ALLA RELIGIONE CATTOLICA

Non solo. Recentemente sono state stipulate intese ad hoc tra diverse Giunte e Conferenze episcopali regionali che hanno riguardato anche i beni culturali ed ecclesiastici, il turismo religioso e la retribuzione del personale ecclesiastico presente negli ospedali.

Per un quadro di insieme vai al documento Quanto costa allo stato il finanziamento della chiesa Cattolica, di Marcello Vigli, presente sul nostro sito.

Nell’ambito del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria 2006, il Parlamento ha introdotto l’esenzione ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa (ulteriormente estesa alle associazioni no-profit). Secondo stime dell’ANCI, il provvedimento comporta minori entrate per i Comuni nell’ordine di 700 milioni.

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Ing. Vito A. TAFARO

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